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Approfondimento aziendale

Soluzioni antisismiche in laterizio per edifici più sicuri

Soluzioni antisismiche in laterizio per edifici più sicuri

Dopo il recente terremoto che ha colpito il centro Italia, da più parti si è iniziato a riflettere sul tema della sicurezza strutturale degli edifici in chiave antisismica. Una buona progettazione e una corretta esecuzione dei lavori in fase di cantiere rappresentano due prassi fondamentali da rispettare per prevenire e contenere eventuali danni determinati dai fenomeni sismici.

 

“Costruire bene” è la parola chiave che sta alla base della filosofia di Wienerberger, azienda leader mondiale nella produzione di laterizi. Le soluzioni prodotte dall’azienda austriaca, oltre a essere caratterizzate da elevate performance qualitative e da un forte orientamento eco-sostenibile, raggiungono valori di resistenza meccanica che rappresentano una garanzia per le costruzioni in zona sismica.

Grazie a queste eccellenti proprietà, un numero sempre maggiore di architetti e progettisti sta riscoprendo le potenzialità del laterizio, il più antico materiale che l’uomo ha realizzato artificialmente e il più naturale a disposizione, un materiale tradizionale in grado di rispondere alle più attuali esigenze dell’abitare.

 

Coniugando tradizione e innovazione, Wienerberger ha realizzato soluzioni in grado di resistere alle sollecitazioni provocate dal sisma, come ben dimostra la residenza di Finale Emilia, in provincia di Modena, indenne alle scosse del terremoto del 2012.

 

L’unità immobiliare, composta da due piani fuori terra è stata realizzata dal geometra Ubaldo Bega e dalla rivendita edile Merighi di Cento (FE) utilizzando Porotherm BIO PLAN 45 di Wienerberger: l’involucro dell’edificio è infatti caratterizzato da una muratura portante rettificata e da pareti monostrato semplicemente intonacate con intonaco traspirante. Grazie alla scelta di materiali di elevata qualità, quali le soluzioni Wienerberger, e una corretta progettazione, la residenza unifamiliare nonostante si trovasse nell’epicentro del terremoto non ha subito alcun tipo di danno.

 

Il nuovo Porotherm BIO PLAN 45 è la nuova soluzione in laterizio portante che grazie alla sua importante massa superficiale di oltre 400 Kg/m2, è altamente resistente alle azioni sussultorie del terreno e garantisce, quindi, la massima sicurezza in zona sismica. Inoltre, grazie al sistema rettifcato garantisce elevate prestazioni termiche dell’edificio ottenendo una trasmittanza di 0,25 W/m²K.

Grazie alle soluzioni in laterizio rettificate della gamma PLAN è possibile realizzare Edifici ad Energia quasi Zero (nZEB) senza l’utilizzo di sistemi a cappotto.

 

http://wienerberger.it/approfondimenti/soluzione-in-laterizio-antisismica-porotherm-bio-plan-45
 

La muratura armata si evolve con la nuova famiglia Evolution che, grazie all’incastro verticale, consente una posa più rapida e precisa, garantendo al contempo un miglioramento delle prestazioni termiche.

 

Con la muratura portante armata, aumenta la flessibilità progettuale rispetto ad una muratura ordinaria, evitando però l’extra costo del telaio in cemento armato, eliminandone i ponti termici. Allo scopo di ottenere  risultati ottimali in termini di resistenza meccanica e sismica, si consiglia di utilizzare le staffe in acciaio di Bekaert e, in particolare, il traliccio Murfor®.

 

http://wienerberger.it/approfondimenti/porotherm-bio-m.a.-evolution-levoluzione-della-muratura-armata

 

Il nuovo Porotherm BIO PLAN ETICS è un laterizio porizzato rettificato, da 30 cm di spessore, che unisce alla precisione della rettifica la planarità della faccia esterna, per fornire un supporto omogeneo all'applicazione di pannelli isolanti.

 

Questa soluzione, oltre a facilitare le operazioni di posa, assicura elevate prestazioni termiche, superiori di un 25% rispetto ad una muratura tradizionale di spessore analogo. Inoltre, l'elevata massa superficiale offre un elevato comfort e elevata sicurezza in zona sismica.

 

http://wienerberger.it/approfondimenti/bio-plan-etics-la-base-di-una-unione-perfetta-tra-laterizi-e-cappotti

 

Materiali

Documenti e approfondimenti

PDF Porotherm BIO PLAN 30 ETICS_voce di capitolato Apri ↗ PDF Porotherm BIO M.A. Evolution_voce di capitolato Apri ↗
Intervista

Persone, esperienza, progetto

Prof.

Guido Magenes

Secondo Magenes una casa può essere tranquillamente costruita – ad esempio – in laterizio e, se correttamente progettata, presentare un’ottima capacità di resistenza alle azioni sismiche. Lo ha dimostrato il terremoto del 2012 in Emilia Romagna: professore qual è il bilancio costruttivo emerso dagli approfonditi sopralluoghi svolti?

Gli edifici in muratura crollati in quell’occasione sono stati per lo più edifici rurali particolarmente vulnerabili o non mantenuti, oppure edifici vecchi o con altezze o luci elevate, caratterizzati da una certa flessibilità, come chiese e campanili, che possono aver risentito molto anche delle caratteristiche particolari del moto del terreno. Quello che però possiamo dire con certezza è che costruzioni progettate in epoca moderna, secondo le ultime normative in materia e molte di queste in muratura portante, durante il sisma del 2012 si sono comportate in maniera egregia: i danni nella stragrande maggioranza dei casi  sono stati assenti oppure minimi.

Progettazione attenta, qualità dei materiali e attenzione nella posa in opera sono fondamentali. Il terremoto che nell’agosto 2016 ha colpito i comuni di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto lo conferma. Professore quali sono gli edifici che hanno risentito maggiormente del sisma? Dalle immagini diffuse dai media sembrerebbero interessati dal crollo edifici antichi o casi di “malcostruzione/progettazione”, è così? Quali sistemi costruttivi hanno subito maggiori danni? Quali invece sono riusciti a reggere bene?

È ancora presto per avere un quadro significativo dal punto di vista statistico di quello che è successo sulla popolazione degli edifici di Amatrice, Accumoli e delle altre aree colpite, ma sicuramente chi come me ha fatto numerosi sopralluoghi in diverse zone colpite dal sisma ha potuto notare alcuni fatti ricorrenti. Certamente la grande maggioranza dei danni è concentrata sugli edifici vecchi, costruiti in muratura di pietra disordinata, pietrame, pietra sbozzata, e il problema sembra risiedere soprattutto nella qualità della malta, estremamente scarsa. Insomma, i danni in questi casi sono abbastanza indipendenti dal tipo di struttura orizzontale presente: i crolli e i danni significativi sembrano quasi sempre riconducibili alla bassa qualità muraria dovuta principalmente a leganti di qualità molto scarsa, non tanto al tipo di strutture orizzontali, più o meno pesanti, più o meno rigide. Certamente la presenza di catene migliora sensibilmente il comportamento dell’edificio, ma se la qualità muraria nel suo insieme è troppo scadente le sole catene non sono sufficienti e si possono avere collassi anche con solai e coperture leggere. Ad Amatrice e Accumoli ho potuto vedere numerosi casi in cui la costruzione in pietra di scarsa qualità e obsolescente è completamente crollata, mentre la costruzione a fianco, costruita o manutenuta recentemente, ha subito danni lievi. È chiaro quindi che interventi di manutenzione o miglioramento sismico hanno avuto i loro benefici. Dobbiamo ricordarci che quella di Amatrice è stata una scossa molto forte. Le massime accelerazioni del terreno registrate sono state attorno ai 0.45g; per quanto riguarda le accelerazioni spettrali si è arrivati anche a 1,0g ÷1,5g, cioè una volta e mezza l’accelerazione di gravità. Questo dà l’idea dell’intensità della scossa e corrisponde tra l’altro ad accelerazioni spettrali che, facendo un parallelo con la normativa sismica e le azioni sismiche di progetto, per le strutture rigide hanno un tempo di ritorno del migliaio di anni, quindi vicino a quello che si ritiene essere a grosso modo la massima intensità possibile del moto per quelle zone. Questa è sicuramente un’altra causa dei forti danni subiti dagli edifici in muratura più vecchi. Nel complesso la sensazione è che ancora una volta, come nel caso del terremoto dell’Emilia Romagna, gli edifici costruiti secondo i criteri moderni di progettazione e costruzione in zona sismica si siano comportati  bene e abbiano avuto danni limitati se non nulli. Viceversa, edifici costruiti in assenza di queste norme antisismiche tendono a mostrare problemi importanti. Il grande problema endemico del nostro territorio è soprattutto quello della muratura in pietra di bassa qualità che effettivamente costituisce una tipologia molto vulnerabile.

Come si sono evolute nel tempo le conoscenze nell’ambito dell’ingegneria sismica?

La classificazione sismica del territorio italiano è cambiata drasticamente negli ultimi decenni: negli anni ’60 e primi anni ’70 quasi tutto il nostro Paese non era ancora ritenuto a rischio sismico, oggi invece è praticamente il contrario. Anche le conoscenze sulla resistenza sismica degli edifici si sono molto evolute nel corso degli anni. Si parla molto della ricostruzione post-terremoto del Friuli (era la fine degli anni ’70), dicendo che in quel caso è stato fatto tutto bene. In realtà è più corretto pensare che sia stato fatto il meglio che si poteva fare con le conoscenze che si avevano a disposizione in quel periodo: credo però che tutti i miei colleghi possano concordare con me sul fatto che le conoscenze nell’ambito dell’ingegneria sismica di fine anni ‘70 e degli anni ‘80 non siano quelle attuali. Oggi abbiamo fatto tanti passi avanti, abbiamo competenze maggiori e più terremoti dietro le spalle da cui abbiamo imparato molto. Quando si parla quindi di edifici mal costruiti e mal progettati, bisogna sempre contestualizzarli all’epoca in cui sono stati progettati e costruiti e allo stato delle conoscenze di quel periodo. Certo, ci possono essere edifici costruiti anche recentemente che non sono adeguati, ma ancora una volta dico che va esaminato caso per caso senza fare generalizzazioni superficiali.

Quanta importanza ha rivestito, nel caso di Amatrice, la qualità degli strati superficiali del suolo che cambiano la frequenza e l’ampiezza delle onde sismiche?

Non è da escludersi che anche ad Amatrice ci siano stati problemi legati ai cosiddetti effetti di sito. In generale un’attenta valutazione delle caratteristiche del sito su cui si va a costruire è molto importante.

Quali sono i punti cardine su cui verterà il futuro della progettazione sismica, alla luce delle conoscenze attuali?

In una società moderna e sviluppata come la nostra in cui il territorio e l’ambiente costruito hanno un elevato valore economico, la protezione della vita umana è sicuramente l’obiettivo primario, ma anche la riduzione del danno è molto importante, affinché non ci siano conseguenze economiche eccessive sul territorio. L’esempio dell’Emilia Romagna in tal senso è piuttosto significativo: il numero di vittime è stato abbastanza limitato rispetto alla popolosità del territorio, ma a livello di danni economici, specialmente sulle realtà produttive, l’impatto è stato enorme.

A cosa si riferisce il cosiddetto approccio prestazionale introdotto dalle normative più moderne?

Il concetto è che alle nostre costruzioni si richiede di garantire diverse prestazioni in corrispondenza di diversi livelli di scuotimento del terreno, a loro volta associati a diversi periodi o tempi di ritorno. Se si considera il massimo terremoto che si può fisicamente sviluppare in una certa zona, come conseguenza di quelli che sono i meccanismi sismogenetici, ecco che per questi sismi forti o fortissimi magari ci si può anche accontentare, nel caso di un edificio residenziale, di prevenirne il collasso e di preservare la sicurezza delle persone. Per terremoti sempre forti, ma con un periodo di ritorno più basso, attorno ai 500 anni (riferimento convenzionale per la progettazione sismica), si può cercare di puntare anche alla limitazione del danno o alla riparabilità dello stesso. Infine per terremoti con periodo di ritorno dell’ordine di un centinaio di anni o meno si può pensare di chiedere al nostro edificio di non danneggiarsi e di mantenere la sua funzionalità. Queste prestazioni possono essere differenziate a seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Chiaramente si devono chiedere prestazioni più elevate a un ospedale, ad esempio o a una caserma dei vigili del fuoco, inferiori ad altri tipi di strutture.

Altro punto cardine, in tema di riduzione e prevenzione del danno, riguarda le parti non strutturali. Come siamo messi?

In questo caso le norme e le conoscenze non sono così approfondite come per il comportamento strutturale: ci si preoccupa oggi molto, e abbiamo strumenti molto raffinati per farlo, di come progettare la struttura, ma non si è prestata finora molta attenzione al comportamento sismico di componenti edilizi come ad esempio l’involucro, o le partizioni, o più in generale il contenuto degli edifici. Questa, a mio avviso, è la nuova frontiera dell’ingegneria sismica.

Quali sono, quindi, le priorità imprescindibili delle nuove costruzioni in ottica antisismica

Affidarsi a progettisti competenti e seguire le norme tecniche. Altra priorità è quella di stare attenti a come si progettano e costruiscono le parti non strutturali dell’edificio, che costituiscono una fetta molto importante nel costo di una costruzione. Noto che il mondo tecnico, scientifico e della produzione edilizia si stanno dando più da fare in questo senso da qualche anno.

L’entrata in vigore della cosiddetta Classificazione sismica degli edifici modulerà le detrazioni fiscali del nuovo “sismabonus” e, soprattutto, individuerà quelle situazioni nelle quali è prioritario intervenire. Cosa ne pensa?

È certamente una cosa interessante. Non mi permetto di entrare nel merito e nel dettaglio specifico di come verrà fatta questa classificazione, ma ritengo in generale che sia un passo avanti soprattutto per quel che riguarda il problema, che tutti ci poniamo, di come ridurre il rischio sismico delle nostre case. Il problema interessa due ambiti diversi: il pubblico e il privato. Per il pubblico è evidente che la riduzione del rischio è legato alle risorse dedicate, che devono essere allocate in modo saggio, seguendo criteri di priorità definiti con attenzione. Questo processo è stato avviato già a seguito del terremoto del Molise del 2002 e sta tuttora procedendo, un po’ troppo lentamente però.

E per quanto riguarda il privato?

Sono due i problemi fondamentali: il primo è la percezione del rischio sismico da parte delle persone, altissima quando avviene un terremoto, ma poi presto svanita. Il secondo è di natura economica: prima ancora di parlare di spese di intervento, bisogna considerare che ci sono da dedicare risorse per far valutare il proprio edificio, un’operazione che non è a costo zero; una volta ottenuto l’esito c’è l’impatto della valutazione stessa sul valore dell’immobile e sul proprietario in termini di investimento per adeguamento/miglioramento. Personalmente ritengo che finché il livello di sicurezza strutturale/sismica di un edificio non avrà un impatto concreto e visibile sul valore del bene dell’immobile è abbastanza improbabile che un privato cittadino decida di spendere dei soldi per fare un adeguamento sismico.

Quale potrebbe essere la soluzione? Secondo lei, anche la classificazione sismica dovrebbe accrescere maggiormente il valore dell’immobile come accade per l’adeguamento energetico, che assegna una quotazione economica più elevata a un immobile in classe A rispetto a uno in classe B o C?

Solo così, a mio avviso possiamo pensare a una svolta significativa nella direzione dell’adeguamento sismico, nel volgere di qualche decina di anni. Lo Stato può e deve prevedere incentivi e defiscalizzazioni, ma non può prendersi completamente carico della messa in sicurezza di tutte le nostre abitazioni, devono essere anche i privati a occuparsene in modo consapevole nel momento in cui hanno le risorse per un investimento sulla casa, sapendo che un investimento in sicurezza porta anche a un maggior valore del proprio immobile.

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